Affidamento esclusivo dei figli: quando si può ottenere
In Italia la regola è l’affidamento condiviso: anche dopo la separazione, entrambi i genitori restano responsabili dei figli e prendono insieme le decisioni importanti. L’affidamento esclusivo a uno solo dei genitori è un’eccezione, che il giudice dispone quando l’affidamento all’altro sarebbe contrario all’interesse del minore.
Affidamento e collocamento: non sono la stessa cosa
Molti genitori confondono i due concetti.
- L’affidamento riguarda chi prende le decisioni di maggiore importanza: scuola, salute, educazione, residenza.
- Il collocamento indica presso quale genitore il figlio vive in prevalenza.
Anche con l’affidamento condiviso, quindi, il figlio può vivere soprattutto con un genitore e vedere l’altro secondo un calendario stabilito.
In quali casi il giudice lo dispone
L’articolo 337-quater del codice civile non elenca i casi in modo rigido. Nella pratica, l’affidamento esclusivo viene disposto soprattutto in presenza di:
- violenza, maltrattamenti o comportamenti pericolosi per il figlio o per l’altro genitore;
- disinteresse prolungato, come il genitore che non vede il figlio e non contribuisce al suo mantenimento;
- dipendenze o gravi difficoltà personali che impediscono di occuparsi del minore;
- comportamenti che ostacolano in modo grave il rapporto del figlio con l’altro genitore.
La semplice conflittualità tra genitori, invece, di regola non basta. I giudici tendono a considerarla un problema da gestire, non un motivo per escludere uno dei due.
L’affidamento “super-esclusivo”
In alcuni casi il giudice può stabilire che un genitore prenda da solo anche le decisioni di maggiore interesse, senza doversi accordare con l’altro. È la soluzione più incisiva, riservata alle situazioni in cui la collaborazione tra i genitori è davvero impossibile e pregiudica il figlio.
Cosa serve per chiederlo
Le affermazioni generiche non bastano: il giudice decide sulla base di elementi concreti. Possono essere utili:
- messaggi, email e altre comunicazioni tra i genitori;
- documenti scolastici e sanitari;
- eventuali denunce o provvedimenti penali;
- relazioni dei servizi sociali o di una consulenza tecnica disposta dal giudice.
I figli che hanno compiuto dodici anni, o anche più piccoli se capaci di discernimento, hanno diritto di essere ascoltati nelle decisioni che li riguardano.
Attenzione alle domande infondate
Chiedere l’affidamento esclusivo senza validi motivi può ritorcersi contro chi lo domanda. La legge consente infatti al giudice di valutare il comportamento del genitore che propone una domanda manifestamente infondata.
In sintesi
L’affidamento esclusivo è uno strumento di tutela del figlio, non di rivalsa tra adulti. Prima di avviare una richiesta, o se l’altro genitore l’ha già presentata, conviene valutare con un avvocato quali elementi sono davvero rilevanti e come documentarli.