Quando l’urgenza non c’è: il Tribunale di Avellino smonta il ricorso e tutela la parte resistente

Quando l’urgenza non c’è: il Tribunale di Avellino smonta il ricorso e tutela la parte resistente

Una vittoria netta, sul piano giuridico e processuale, quella ottenuta dall’Avv. Fabiola De Stefano, difensore di MR, nel procedimento cautelare promosso avanti al Tribunale di Avellino.

Con ordinanza depositata il 22 dicembre 2025, il Giudice ha rigettato integralmente il ricorso ex art. 700 c.p.c. di controparte, chiarendo un principio fondamentale: il danno meramente economico non basta per ottenere un provvedimento d’urgenza.

La ricorrente aveva chiesto la restituzione immediata dell’azienda e l’adozione di misure drastiche, prospettando scenari di danno “grave e irreparabile”.
Il Tribunale, però, ha smontato punto per punto tali affermazioni accogliendo le tesi dell’avv. Fabiola De Stefano, rilevando l’assenza di qualsiasi reale periculum in mora:
– nessuna procedura di sfratto in corso;
– nessun rischio concreto di revoca delle licenze;
– nessuna prova di un danno irreversibile non risarcibile per equivalente.

La difesa dell’Avv. De Stefano ha dimostrato come l’urgenza fosse solo apparente, e come le questioni sollevate richiedano un eventuale giudizio di merito, non scorciatoie cautelari.

Risultato finale:
✔ ricorso rigettato;
condanna della ricorrente al pagamento delle spese legali (oltre € 8.000);
✔ piena tutela della posizione della resistente.

Un provvedimento che riafferma un principio essenziale: l’art. 700 c.p.c. non è uno strumento di pressione, ma una tutela eccezionale che richiede prove concrete e rigorose.
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