La Riforma Orlando ha previsto degli aumenti di pena per taluni reati ed una diversa bilanciamento delle circostanze in taluni casi.
In particolare,
è stato aumentata la pena per il reato di scambio elettorale politico-mafioso, ora la pena è da sei a dodici anni;
il furto in abitazione, e quindi quello con strappo, hanno ora una pena da tre a sei anni, che diviene da quattro a dieci in caso di più aggravanti; e le circostanze attenuanti (eccetto 98 e 625bis) non possono equivalere o prevalere sulle aggravanti; le aggravanti portano ad una pena da due a sei anni;
la rapina ha una reclusione da quattro a dieci anni, che diviene da cinque a venti quando aggravata e da sei a venti anni quando pluriaggravata;
l’estorsione aggravata diviene punita da sette a venti anni.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 74/2016 del 7 aprile 2016, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 69, quarto comma, del codice penale, come sostituito dall’art. 3 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante di cui all’art. 73, comma 7, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza) sulla recidiva reiterata prevista dall’art. 99, quarto comma, cod. pen.