Risarcimento per casa popolare insalubre: vittoria dello Studio Legale De Stefano & Iacobacci al Tribunale di Avellino

Condannata A.C.E.R. per difetto di manutenzione di un alloggio popolare: riconosciuti 40.000 euro di danni

Importante decisione del Tribunale Civile di Avellino, che ha riconosciuto la responsabilità dell’A.C.E.R. – Agenzia Campana per l’Edilizia Residenziale per le gravissime condizioni di degrado di un alloggio popolare.

Grazie all’azione giudiziaria promossa dallo Studio Legale De Stefano & Iacobacci, il Tribunale ha accertato che una famiglia è stata costretta per anni a vivere in un’abitazione insalubre, pericolosa e priva delle minime condizioni di sicurezza, condannando l’ente pubblico al risarcimento dei danni.

La sentenza ha stabilito un risarcimento complessivo di 40.000 euro, oltre rivalutazione monetaria e interessi, per il grave danno non patrimoniale subito dai componenti del nucleo familiare.

Chi ha ottenuto il risarcimento

Il Tribunale ha riconosciuto i danni subiti dai componenti della famiglia assegnataria dell’alloggio popolare; la famiglia era assegnataria di un alloggio di edilizia residenziale pubblica situato nel Comune di Pietrastornina.

Una casa popolare con muffa, infiltrazioni e pericoli strutturali

Nel processo è stato dimostrato che l’immobile presentava condizioni estremamente gravi e pericolose per la salute degli occupanti.

Tra i problemi accertati:

  • infiltrazioni di acqua nelle pareti e nei soffitti
  • presenza diffusa di muffa e umidità negli ambienti domestici
  • distacco di intonaco e calcestruzzo
  • tegole e materiali pericolanti dalle facciate
  • condizioni igienico-sanitarie compromesse

Diversi accertamenti ufficiali hanno confermato il degrado dell’edificio:

  • interventi dei Vigili del Fuoco di Avellino
  • verifiche sanitarie dell’ASL
  • accertamenti della Prefettura
  • consulenza tecnica disposta in sede giudiziaria

Il consulente tecnico del Tribunale aveva definito l’alloggio “invivibile e insalubre”, evidenziando gravi fenomeni infiltrativi e un generale stato di pessima manutenzione dell’edificio.

La responsabilità dell’ente gestore degli alloggi popolari

Il Tribunale di Avellino ha accolto integralmente le tesi sostenute dalla difesa degli attori, affermando un principio giuridico molto importante.

Secondo il giudice:

  • l’ente gestore dell’edilizia residenziale pubblica è responsabile della manutenzione degli alloggi
  • la responsabilità deriva dal difetto di manutenzione dell’edificio
  • tale responsabilità sussiste anche se l’edificio è inserito in un contesto condominiale

Il Tribunale ha quindi accertato che A.C.E.R. aveva il potere di controllo e gestione dell’immobile, e pertanto doveva intervenire per eliminare i gravi problemi strutturali e igienici segnalati per anni dagli assegnatari.

La responsabilità è stata riconosciuta ai sensi dell’articolo 2053 del codice civile, che disciplina i danni causati dalla rovina o dal difetto di manutenzione degli edifici.

Risarcimento per abitazione insalubre: il danno riconosciuto dal Tribunale

Il Tribunale ha ritenuto che vivere per oltre dodici anni in un ambiente caratterizzato da muffa, infiltrazioni e pericolo di crolli abbia determinato una grave violazione di diritti fondamentali.

In particolare è stato riconosciuto:

  • il danno alla qualità della vita familiare
  • il disagio psicologico derivante dalle condizioni abitative
  • la compromissione del diritto a un’abitazione dignitosa e salubre

Per queste ragioni il Tribunale ha liquidato 10.000 euro a ciascun componente della famiglia, per un totale di 40.000 euro, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali.

Quando è possibile ottenere il risarcimento per una casa popolare insalubre

Questa sentenza conferma che gli assegnatari di alloggi popolari possono ottenere il risarcimento dei danni quando l’ente gestore:

  • non interviene per eliminare infiltrazioni o muffa
  • non effettua la manutenzione necessaria dell’immobile
  • lascia gli assegnatari in condizioni abitative pericolose o insalubri

In questi casi è possibile agire in giudizio per ottenere:

  • il ripristino dell’immobile
  • il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali
  • il riconoscimento della responsabilità dell’ente gestore.

Studio Legale De Stefano & Iacobacci – Avvocati per risarcimento danni ad Avellino

La decisione del Tribunale di Avellino rappresenta un importante risultato ottenuto dallo Studio Legale De Stefano & Iacobacci, impegnato nella tutela dei diritti dei cittadini nei confronti di enti pubblici e amministrazioni.

Lo studio con l’Avvocato Fabiola De Stefano si occupa di:

  • risarcimento danni da immobili insalubri
  • responsabilità degli enti pubblici
  • contenzioso civile e amministrativo
  • tutela degli assegnatari di edilizia residenziale pubblica.

Se vivi in un alloggio popolare con muffa, infiltrazioni o gravi problemi strutturali, è possibile verificare se esistono i presupposti per ottenere un risarcimento dei danni.

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Quando una relazione finisce, servono due cose: lucidità e una strategia legale chiara.

L’avvocato Fabiola De Stefano assiste clienti in Avellino e provincia nelle procedure di:
  • Separazione consensuale e giudiziale
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  • Assegno di mantenimento per coniuge e figli
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L’Avv. Fabiola De Stefano segue direttamente le pratiche di separazione e divorzio e le questioni collegate a figli, casa e mantenimento.

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Perché rivolgersi a uno studio di Avellino per la tua separazione/divorzio

Se stai cercando un avvocato “ad Avellino”, spesso non è solo per comodità: è perché vuoi un professionista che conosca prassi, tempi e gestione concreta delle udienze davanti al Tribunale di Avellino (quando il percorso è contenzioso).

Qui l’obiettivo è evitare errori che costano mesi:

  • documenti sbagliati o incompleti,
  • richieste economiche non sostenibili,
  • accordi scritti male (poi impossibili da far rispettare),
  • conflitto che esplode proprio quando andrebbe raffreddato.

Separazione consensuale o giudiziale: qual è la strada giusta?

Separazione consensuale

È la via preferibile quando si può raggiungere un accordo su:

  • figli (tempi, scuola, spese),
  • mantenimento,
  • casa e gestione delle spese,
  • eventuale divisione dei beni.

Separazione giudiziale

Serve quando:

  • l’accordo è impossibile,
  • ci sono condotte gravi (conflittualità alta, rifiuto sistematico, questioni patrimoniali complesse),
  • occorre chiedere provvedimenti urgenti.

Divorzio ad Avellino: tempi e opzioni concrete

Il divorzio oggi può essere più rapido rispetto al passato (divorzio “breve”). Sul punto, lo Studio spiega tempi e regole e assiste sia nel percorso consensuale sia in quello contenzioso. Contatta l’avvocato Fabiola De Stefano !

Figli: affidamento, collocamento, spese straordinarie

Quando ci sono figli, la causa non è “solo tra adulti”. Le decisioni davvero sensibili sono:

  • calendario di permanenza,
  • vacanze e festività,
  • spese ordinarie/straordinarie e rimborsi,
  • comunicazione tra genitori (e tutela da conflitti ripetuti).

Qui la differenza la fa una cosa: un accordo scritto bene (o, se serve, richieste in giudizio ben fondate).

Casa coniugale e mantenimento: cosa si valuta davvero

Le domande più frequenti sono:

  • “Chi resta in casa?”
  • “Quanto si paga (o si riceve)?”
  • “Se lavoro ‘in nero’ o ho entrate variabili cosa succede?”
  • “Se l’altro ha una nuova relazione cambia qualcosa?”

La risposta non è mai “standard”: dipende da figli, redditi reali, tenore di vita, patrimonio, capacità lavorativa, spese documentate.

Come funziona la consulenza

1) Primo inquadramento (anche urgente se c’è un problema immediato)
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(De Stefano & Iacobacci Avvocati)


Dove siamo

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Assistenza anche per clienti della provincia (es. comuni limitrofi e aree vicine).

FAQ

Quanto costa una separazione ad Avellino?
Dipende da consensuale/giudiziale e complessità (figli, patrimonio, urgenze). In consulenza si chiariscono passaggi e preventivo.

È meglio separazione consensuale o giudiziale?
Se l’accordo è realistico e tutelante, la consensuale riduce tempi e stress. Se non lo è, la giudiziale può essere necessaria.

Posso chiedere l’assegnazione della casa coniugale?
Di regola la valutazione ruota attorno ai figli e al loro interesse, oltre alla situazione concreta.

Come si gestiscono le spese straordinarie dei figli?
Vanno previste bene: quali spese, come si autorizzano, come si rimborsano, tempi e prove.

Affidamento dei figli: cosa valuta davvero il giudice (e cosa ti danneggia)

Affidamento dei figli: cosa valuta davvero il giudice (e cosa ti danneggia)

Nelle cause di separazione con figli, molti genitori partono da un errore:
pensano che il giudice decida chi ha ragione.

In realtà decide chi tutela meglio i figli.

L’unico criterio: l’interesse del minore

Conta davvero:

  • stabilità quotidiana

  • capacità di cooperare

  • rispetto delle regole

  • comportamento concreto, non le accuse

Cosa pesa negativamente

  • messaggi aggressivi

  • ostacolare i rapporti con l’altro genitore

  • coinvolgere i figli nel conflitto

  • denunce strumentali

Le prove che fanno la differenza

  • comunicazioni scritte

  • documentazione scolastica

  • testimoni neutrali

  • condotta coerente nel tempo

📌 In famiglia, gli errori si pagano a lungo.
👉 Serve una strategia prima, non dopo.

Cade in bici per una buca non segnalata: il Tribunale condanna il Comune di Avellino

Cade in bici per una buca non segnalata: il Tribunale condanna il Comune di Avellino

Una buca sull’asfalto, nessuna segnalazione e una normale pedalata che si trasforma in un incubo.
È quanto accaduto a N.G., cittadino avellinese, che nel luglio 2021, mentre percorreva in bicicletta via Piave, è rimasto vittima di un grave incidente causato dal cattivo stato della strada.

L’impatto improvviso con una profonda buca non visibile ha provocato un violento trauma, con conseguenze fisiche importanti e mesi di cure e riposo forzato, che hanno inciso pesantemente sulla sua quotidianità.

Dopo un lungo percorso giudiziario, è arrivata la decisione: con sentenza pubblicata l’8 gennaio 2026, il Tribunale di Avellino ha riconosciuto la piena responsabilità del Comune di Avellino, condannandolo a risarcire il danno subito dal cittadino.

Il Giudice ha ritenuto provato che l’incidente sia stato causato esclusivamente dalle condizioni pericolose della strada, evidenziando l’assenza di manutenzione e di qualsiasi segnalazione di pericolo. Nessuna colpa, dunque, è stata attribuita al ciclista, che procedeva regolarmente e con prudenza.

Al termine del giudizio, il Comune è stato condannato a pagare un risarcimento, oltre agli interessi, riconoscendo così il diritto del cittadino a essere indennizzato per le lesioni subite.

Il risultato è stato ottenuto grazie all’azione dello Studio De Stefano & Iacobacci Avvocati, che ha assistito N.G. garantendogli tutela legale e giustizia, anche in una causa contro un ente pubblico.

Questa decisione conferma un principio fondamentale: chi subisce danni a causa di strade dissestate o non sicure ha diritto a essere risarcito, e le amministrazioni devono rispondere delle condizioni delle infrastrutture urbane.

Una vittoria concreta, che restituisce dignità al cittadino e ribadisce che la sicurezza delle strade non è un dettaglio, ma un dovere.

Quando l’urgenza non c’è: il Tribunale di Avellino smonta il ricorso e tutela la parte resistente

Quando l’urgenza non c’è: il Tribunale di Avellino smonta il ricorso e tutela la parte resistente

Una vittoria netta, sul piano giuridico e processuale, quella ottenuta dall’Avv. Fabiola De Stefano, difensore di MR, nel procedimento cautelare promosso avanti al Tribunale di Avellino.

Con ordinanza depositata il 22 dicembre 2025, il Giudice ha rigettato integralmente il ricorso ex art. 700 c.p.c. di controparte, chiarendo un principio fondamentale: il danno meramente economico non basta per ottenere un provvedimento d’urgenza.

La ricorrente aveva chiesto la restituzione immediata dell’azienda e l’adozione di misure drastiche, prospettando scenari di danno “grave e irreparabile”.
Il Tribunale, però, ha smontato punto per punto tali affermazioni accogliendo le tesi dell’avv. Fabiola De Stefano, rilevando l’assenza di qualsiasi reale periculum in mora:
– nessuna procedura di sfratto in corso;
– nessun rischio concreto di revoca delle licenze;
– nessuna prova di un danno irreversibile non risarcibile per equivalente.

La difesa dell’Avv. De Stefano ha dimostrato come l’urgenza fosse solo apparente, e come le questioni sollevate richiedano un eventuale giudizio di merito, non scorciatoie cautelari.

Risultato finale:
✔ ricorso rigettato;
condanna della ricorrente al pagamento delle spese legali (oltre € 8.000);
✔ piena tutela della posizione della resistente.

Un provvedimento che riafferma un principio essenziale: l’art. 700 c.p.c. non è uno strumento di pressione, ma una tutela eccezionale che richiede prove concrete e rigorose.

Alloggio popolare negato: il Comune risponde dei danni

Alloggio popolare negato: il Comune risponde dei danni, accolta la tesi dello studio legale De Stefano & Iacobacci

La Corte d’Appello di Napoli conferma la condanna del Comune di Tufo

Con la sentenza n. 6553/2025, pubblicata il 16 dicembre 2025, la Corte d’Appello di Napoli – II Sezione Civile ha definitivamente rigettato l’appello proposto dal Comune di Tufo, confermando integralmente la decisione del Tribunale di Avellino che aveva riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni in favore di X.Y., per la ritardata assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica (ERP) .

La pronuncia riveste particolare rilievo perché chiarisce, con motivazione approfondita, quando e perché la Pubblica Amministrazione risponde civilmente per l’omessa attuazione di un provvedimento favorevole, anche in presenza di difficoltà materiali come l’occupazione abusiva dell’immobile.

Il caso: primo in graduatoria, ma senza casa per anni

Il sig. X.Y., a seguito di un ricorso accolto dal TAR Salerno, era stato collocato al primo posto della graduatoria definitiva per l’assegnazione di un alloggio popolare nel Comune di Tufo.
Nonostante ciò, l’Amministrazione non aveva dato concreta esecuzione al provvedimento di assegnazione, giustificando la propria inerzia con l’occupazione abusiva dell’immobile da parte di terzi.

Nel frattempo, il cittadino era stato costretto a vivere in condizioni di estrema precarietà, arrivando ad abitare stabilmente in un garage, situazione documentata anche dalla stampa locale e ritenuta pacifica nel processo.

La questione giuridica: giudice ordinario o amministrativo?

Uno dei punti centrali del giudizio riguardava il riparto di giurisdizione.
Il Comune sosteneva che la controversia dovesse essere devoluta al giudice amministrativo, trattandosi – a suo dire – di cattivo esercizio del potere pubblico.

La Corte d’Appello ha invece ribadito un principio fondamentale:

quando la graduatoria è definitiva e il potere amministrativo si è esaurito, nasce un vero e proprio diritto soggettivo all’assegnazione, la cui lesione rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.

Nel caso concreto, non si discuteva più della legittimità dell’azione amministrativa (già accertata dal TAR), ma del mancato godimento del bene della vita spettante al cittadino.

La responsabilità del Comune: non basta invocare l’occupazione abusiva

La Corte ha affermato un principio di grande impatto pratico:

👉 l’occupazione abusiva dell’alloggio non esonera il Comune dalla responsabilità.

L’Amministrazione, una volta riconosciuto il diritto all’assegnazione, ha l’obbligo di:

  • attivare le procedure di sgombero,
  • avvalersi, se necessario, della forza pubblica,
  • adottare soluzioni temporanee per evitare che il cittadino resti privo di un’abitazione.

La protratta inerzia, durata oltre due anni, è stata ritenuta colposa e causalmente collegata al danno subito dal cittadino.

Il risarcimento del danno non patrimoniale

Sulla base di una consulenza tecnica d’ufficio di natura psicologica, il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi hanno riconosciuto che la mancata assegnazione dell’alloggio ha inciso gravemente sulla sfera psichica e relazionale del danneggiato.

È stato quindi liquidato un danno biologico del 6%, quantificato in € 9.828,00, secondo le Tabelle di Milano, oltre spese legali.

La Corte ha chiarito che la CTU non aveva natura esplorativa, ma era fondata su fatti già provati documentalmente e non specificamente contestati dal Comune.

Le conseguenze della decisione

La sentenza:

  • rigetta integralmente l’appello del Comune di Tufo;
  • condanna l’Ente alle spese del grado di appello, con distrazione in favore del difensore del cittadino;
  • dispone anche il pagamento dell’ulteriore contributo unificato, per l’infondatezza dell’impugnazione.

Perché questa sentenza è importante

Questa decisione rappresenta un precedente significativo per tutti i cittadini che, pur avendo ottenuto un provvedimento favorevole, restano vittime dell’inerzia amministrativa.

Il messaggio è chiaro:

la Pubblica Amministrazione non può limitarsi a “riconoscere” un diritto, ma deve renderlo effettivo. In caso contrario, risponde dei danni cagionati.


📌 Lo Studio Legale De Stefano & Iacobacci assiste cittadini e famiglie nelle controversie contro la Pubblica Amministrazione, con particolare esperienza in materia di edilizia residenziale pubblica, responsabilità degli enti locali e tutela risarcitoria.

Il “danno da mancato commiato”: quando negare l’ultimo saluto diventa un illecito risarcibile

Il “danno da mancato commiato”: quando negare l’ultimo saluto diventa un illecito risarcibile

di Fabiola De Stefano | Avvocato Cassazionista

Il Tribunale di Novara (sentenza n. 357/2025 del 14 luglio) ha riconosciuto una nuova e delicata forma di lesione dei diritti della persona: il danno da mancato commiato.
Si tratta di una decisione che apre la strada a un’importante riflessione giuridica e umana: può costituire illecito civile il fatto di impedire a un familiare di salutare per l’ultima volta una persona cara.

Il contesto

Durante la pandemia da COVID-19 molte strutture sanitarie e residenziali (RSA) hanno vietato o limitato le visite dei familiari, in nome della tutela della salute pubblica. Tuttavia, il Tribunale ha chiarito che anche in simili situazioni il potere discrezionale delle strutture deve essere esercitato nel rispetto dei diritti fondamentali, e ogni restrizione va valutata alla luce dei principi di proporzionalità e ragionevolezza.

Il caso deciso

Nel caso esaminato, un familiare non aveva potuto accedere alla struttura per dare l’ultimo saluto a un congiunto in fin di vita. Il giudice ha ritenuto che la struttura avesse agito in modo ingiustificatamente rigido, senza valutare alternative idonee a garantire un contatto umano (anche breve o protetto), e ha quindi riconosciuto la responsabilità extracontrattuale della struttura per il pregiudizio arrecato.

Un danno non patrimoniale “esistenziale”

Il cosiddetto danno da mancato commiato incide sulla sfera più intima e relazionale della persona, privandola di un momento fondamentale di vicinanza, affetto e congedo.
È un danno non patrimoniale, da liquidare equitativamente, tenendo conto dell’intensità del legame affettivo, delle circostanze e dell’effettiva possibilità di prevedere e prevenire la lesione.

Il valore umano e giuridico della decisione

La sentenza sottolinea che la dignità della persona e il diritto ai legami familiari non possono essere completamente sacrificati neppure in situazioni di emergenza. Le strutture sanitarie sono tenute a bilanciare la sicurezza con la tutela dell’umanità e del rispetto del dolore altrui, garantendo – ove possibile – forme di contatto, anche simbolico.

Cosa cambia

Il riconoscimento del danno da mancato commiato apre a nuove prospettive per i familiari che si vedono negare arbitrariamente il diritto all’ultimo saluto, e per le strutture sanitarie e assistenziali, chiamate a rivedere i propri protocolli interni alla luce della responsabilità civile e dei diritti fondamentali.

 

Studio Legale De Stefano & Iacobacci  segue con attenzione l’evoluzione della giurisprudenza in materia di responsabilità civile e tutela della persona.
Per una consulenza su casi di danno morale o relazionale causato da condotte sanitarie o amministrative, puoi contattarci direttamente tramite il sito www.studiolegaledesia.com.

Condominio: valide anche le delibere prese da solo due partecipanti – novità dalla Cassazione

Condominio: adesso sono valide le assemblee e le decisioni prese anche da soli due partecipanti

(A cura dell’ Avv. Fabiola De Stefano – Studio Legale De Stefano & Iacobacci, Avellino)

Una recente sentenza conferma un principio che potrebbe sorprendere molti amministratori e condomini: anche un’assemblea condominiale composta da due presenti (o “soli due”) può approvare delibere valide, se risultano rispettati i quorum richiesti e le formalità previste dal Codice Civile.

Cosa prevede la pronuncia

  • La Corte di Cassazione ha stabilito che non è necessario un numero elevato di partecipanti per dare validità a un’assemblea: ciò che conta è il rispetto delle maggioranze e dei criteri legali.

  • Anche in presenza di soli due condomini (o solo due interessati all’ordine del giorno), se sono rispettate le quote millesimali e le modalità di convocazione, le delibere possono avere piena efficacia.

Le regole da rispettare

Perché una delibera presa in assemblea con pochi partecipanti sia valida, è fondamentale che:

  1. La convocazione sia stata regolare, con l’avviso nei termini e modalità previsti dal Codice Civile (art. 66 disp. att. c.c.).

  2. Siano rispettate le maggioranze richieste, in base al contenuto dell’ordine del giorno (artt. 1136, 1137, 1138 c.c.).

  3. Il quorum costitutivo e deliberativo sia raggiunto, anche se con un numero limitato di partecipanti, purché abbiano la rappresentanza millesimale necessaria.

  4. Non vi siano vizi formali che possano rendere annullabile la delibera.

Implicazioni pratiche per i condomini e l’amministratore

  • Maggiore responsabilità: anche pochi condomini possono prendere decisioni importanti; chi non è presente deve prestare attenzione alle convocazioni.

  • Difesa delle delibere: chi contesta una deliberazione dovrà dimostrare che sono mancati i requisiti formali o le maggioranze richieste.

  • Ruolo dell’amministratore: deve vigilare che l’assemblea sia convocata correttamente e che il verbale rispecchi fedelmente voti e partecipazioni, anche in situazioni “estrema-minime”.

In sintesi

  • La Cassazione ammette che un’assemblea con soli due partecipanti possa deliberare validamente.

  • Ciò è possibile solo se tutte le formalità legali sono state rispettate (convocazione, quorum, maggioranze).

  • Le delibere non sono validate per mero numero, ma per legittimità procedurale.

Assistenza legale in materia condominiale

Se sei condomino o amministratore e vuoi verificare la validità delle delibere assunte o contestare decisioni prese con pochi partecipanti, lo Studio Legale  dell’Avv. Fabiola De Stefano offre consulenze su:

  • Impugnazione di delibere condominiali

  • Controllo della regolarità della convocazione e delle maggioranze

  • Consulenza preventiva in assemblee “a rischio”

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Disabilità e assegnazione casa familiare: Cassazione stabilisce che non basta il diritto astratto

Disabilità e diritto di famiglia: Cassazione stabilisce limiti all’assegnazione della casa

(A cura dell’ Avv. Fabiola De Stefano – Studio Legale De Stefano & Iacobacci, Avellino)

Recentemente la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 23443 del 18 agosto 2025, ha fissato un principio essenziale nell’ambito del diritto di famiglia: l’assegnazione della casa familiare al genitore convivente con figlio maggiorenne disabile non è automatica, ma condizionata alla sussistenza di una convivenza stabile e attuale, concretamente verificabile.

Qual è la novità introdotta

  • La causa prendeva spunto da un caso in cui il figlio con disabilità grave era ricoverato in strutture residenziali già dal 2018. Nonostante ciò, la madre aveva ottenuto l’assegnazione dell’abitazione, giustificando che la casa fosse “luogo affettivo” e che, un giorno, la figlia potesse tornarvi.

  • La Cassazione ha accolto il ricorso del padre: in assenza di una convivenza attuale e reale, non può sussistere il diritto all’assegnazione. Non basta il mero ricordo del legame affettivo, né la speranza di un ritorno futuro incerto.

  • Il presupposto “indefettibile” è che la persona disabile e il genitore convivano nel momento dell’assegnazione e che il genitore fornisca cura, assistenza quotidiana e sostegno pratico.

Perché questa pronuncia è rilevante

Questo orientamento rappresenta un equilibrio tra due esigenze fondamentali:

  1. Tutela della persona con disabilità: il diritto alla casa familiare è riconosciuto anche per i figli maggiorenni portatori di handicap grave, ai sensi dell’art. 337-septies c.c.

  2. Realismo giuridico: non si può trasformare quel diritto in un beneficio automatico, scollegato dalla vita concreta. È infatti indispensabile che per l’assegnazione vi sia un legame attuale con l’abitazione.

La Cassazione richiama il principio secondo cui la tutela non può basarsi su ipotesi futuribili, ma deve essere ancorata al contesto reale e attuale.

Implicazioni pratiche per genitori e figure di tutela

  • Chi chiede l’assegnazione deve provare la convivenza attuale con il figlio disabile, non un progetto o un possibile ritorno.

  • Chi resiste all’assegnazione può contestare l’istanza se manca la convivenza o se questa è cessata.

  • È essenziale raccogliere prove documentali: residenza effettiva, contratti, atti di cura e assistenza quotidiana, relazioni mediche che dimostrino il legame con l’abitazione.

  • Il giudice, nel nuovo esame, dovrà verificare concretamente se il legame è presente e stabile, non semplicemente ipotizzato.

In sintesi

  • L’assegnazione automatica della casa non è più possibile se manca convivenza.

  • È indispensabile che il genitore e il figlio disabile vivano insieme concretamente al momento della decisione.

  • Chi chiede il riconoscimento deve produrre elementi oggettivi di convivenza e assistenza.

📞 Assistenza legale per casi di disabilità e assegnazione casa

Se stai valutando o hai ricevuto una richiesta di assegnazione della casa familiare in presenza di figlio con disabilità, lo Studio Legale De Stefano & Iacobacci può assisterti:

  • Analisi della situazione concreta e della convivenza attuale

  • Preparazione della domanda o della difesa in giudizio

  • Raccolta documentale e gestione della strategia processuale

Contatta l’Avv. Fabiola De Stefano per una consulenza dedicata.


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Spese straordinarie per i figli: la Cassazione dice stop al 50/50 fisso se i redditi dei genitori sono sbilanciati

Spese straordinarie per i figli: la Cassazione dice stop al 50/50 fisso se i redditi dei genitori sono sbilanciati 

Spese straordinarie per i figli: la Cassazione abbandona il 50/50 fisso

(A cura dell’ Avv. Fabiola De Stefano – Studio Legale De Stefano & Iacobacci, Avellino)

Con l’ordinanza n. 18954/2025, la Corte di Cassazione ha introdotto un principio destinato a incidere profondamente sull’equilibrio economico tra genitori separati o divorziati: le spese straordinarie per i figli non devono più essere ripartite in modo automatico al 50%, ma in proporzione alle reali capacità economiche di ciascun genitore.

Cosa cambia con la nuova interpretazione

Il principio già previsto dall’art. 337-ter c.c. per il mantenimento ordinario si estende ora anche alle spese straordinarie, come quelle:

  • mediche non coperte dal SSN,
  • scolastiche e universitarie,
  • sportive agonistiche,
  • attività formative o artistiche particolari.

La Cassazione afferma che il giudice deve valutare concretamente la situazione reddituale e patrimoniale di entrambi i genitori, stabilendo quote diverse quando vi è una significativa disparità economica.
Ad esempio, il Tribunale di Imperia ha già applicato un riparto 70 % – 30 %, proprio per tutelare il genitore con reddito minore.

Perché questa decisione è importante

Questo orientamento rende il sistema più equo e aderente alla realtà:

  • valorizza il principio di proporzionalità,
  • tutela il genitore economicamente più debole,
  • evita che il principio di bigenitorialità si traduca in un’irragionevole “uguaglianza matematica”,
  • e soprattutto mette al centro l’interesse del minore, assicurando che le spese straordinarie siano realmente sostenibili per entrambi.

Quando puoi chiedere la modifica delle percentuali

Può essere utile presentare un’istanza di revisione delle condizioni economiche stabilite nella sentenza di separazione o divorzio se:

  1. Il reddito dei genitori è mutato (perdita del lavoro, nuove fonti di reddito, pensionamento, ecc.);
  2. Una parte ha sostenuto spese straordinarie rilevanti che non riesce più a gestire;
  3. Le spese straordinarie non sono state concordate preventivamente e il genitore non ha potuto contribuire in modo proporzionato;
  4. La disparità economica è marcata e il 50/50 comporta un onere eccessivo per uno dei due.

Lo Studio Legale De Stefano & Iacobacci assiste genitori in tutta la provincia di Avellino nella richiesta di revisione dell’assegno di mantenimento e nella definizione delle spese straordinarie in sede giudiziale o stragiudiziale.

In sintesi

✅ Il 50/50 non è più la regola assoluta.
✅ Le spese straordinarie devono essere ripartite in proporzione ai redditi.
✅ Il giudice può stabilire percentuali diverse (60/40, 70/30, ecc.).
✅ È possibile chiedere la revisione delle condizioni di mantenimento.

📞 Assistenza legale per genitori ad Avellino

Se ritieni che la ripartizione delle spese non sia equa o vuoi aggiornare le condizioni economiche della separazione, puoi contattare lo Studio Legale De Stefano & Iacobacci di Avellino.
L’Avv. Fabiola De Stefano, esperta in diritto di famiglia e minorile, offre consulenza mirata per la revisione degli accordi e la tutela dei tuoi diritti.

📍 Studio Legale De Stefano & Iacobacci – Avellino
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