Indagato per il reddito di cittadinanza o l’assegno di inclusione: cosa fare
I controlli di INPS, Guardia di Finanza e Carabinieri sui sussidi hanno prodotto migliaia di procedimenti penali. Molti nascono da errori nella dichiarazione o da variazioni non comunicate, non da vere frodi.
I reati contestati
| Condotta | Pena |
|---|---|
| Dichiarazioni false od omissione di informazioni dovute per ottenere il beneficio | Reclusione da 2 a 6 anni |
| Mancata comunicazione di variazioni di reddito, patrimonio o nucleo familiare | Reclusione da 1 a 3 anni |
Le stesse pene valgono per l’assegno di inclusione (art. 8 D.L. 48/2023). Il reddito di cittadinanza è stato abolito dal 2024, ma i fatti commessi in passato restano punibili. Alla condanna si aggiungono la revoca del beneficio e l’obbligo di restituire le somme.
Le contestazioni più frequenti
- Requisito di residenza in Italia.
- Componenti del nucleo familiare non dichiarati o dichiarati in modo errato.
- Redditi da lavoro, anche occasionale, non comunicati.
- Familiari sottoposti a misure cautelari o condanne non segnalati.
Dove si gioca la difesa
- Il dolo: l’errore in buona fede, magari commesso dal CAF, non è reato.
- La rilevanza dell’omissione: va verificato se il dato omesso avrebbe davvero escluso o ridotto il beneficio.
- La restituzione delle somme: incide sulla pena e sull’accesso ai benefici.
- I riti alternativi e la messa alla prova, dove applicabili.
Domande frequenti
Se restituisco tutto il processo si chiude? Non automaticamente, ma la restituzione pesa molto sull’esito.
L’errore è del CAF: rispondo io? Il dichiarante risponde solo se ha agito consapevolmente; la responsabilità del CAF va documentata.
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