Ti hanno svuotato il conto con un link truffa? La banca deve ridarti i soldi SUBITO (anche se hai sbagliato tu)
Avv. Fabiola De Stefano – Studio Legale De Stefano & Iacobacci Avvocati, Avellino · 26 ottobre 2026
Hai cliccato su un link che sembrava della tua banca, hai inserito le credenziali e poco dopo dal conto sono spariti dei soldi? Ti hanno risposto “è colpa sua, doveva stare più attento”? Da oggi quella risposta non basta più. Una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea cambia le regole del gioco: la banca deve prima rimborsarti, e solo dopo, eventualmente, discutere della tua colpa.
La storia: 700 euro spariti con un finto acquirente
Tutto parte dalla Polonia. Una signora mette in vendita un oggetto su un sito di annunci. Si fa vivo un “acquirente” che, per concludere l’affare, le manda un link. La pagina che si apre è identica a quella della sua banca: lei inserisce i codici di accesso all’home banking e, in pochi istanti, circa 700 euro finiscono sul conto del truffatore.
Il giorno dopo la cliente avvisa la banca. Risposta: nessun rimborso, perché lei avrebbe custodito male le proprie credenziali, cioè avrebbe agito con negligenza grave. È la stessa frase che, in Italia, moltissimi clienti si sentono ripetere ogni giorno.
Il tribunale polacco chiamato a decidere ha chiesto alla Corte di giustizia UE come vada letta la normativa europea sui servizi di pagamento (la direttiva PSD2). E la Corte, con la sentenza del 15 ottobre 2026, causa C-70/25, ha dato ragione alla cliente.
Cosa ha deciso la Corte UE, in parole semplici
Il principio è chiaro: la banca non può rifiutare il rimborso immediato di un’operazione non autorizzata solo perché ritiene che il cliente sia stato gravemente negligente.
La Corte distingue due momenti diversi:
- Prima fase – il rimborso. Appena il cliente segnala l’operazione non autorizzata, la banca deve riaccreditare la somma subito, e comunque entro la fine della giornata lavorativa successiva.
- Seconda fase – chi paga davvero. Solo dopo la banca può pretendere che il cliente si faccia carico della perdita. Ma per farlo deve dimostrare lei che il cliente ha agito con dolo o con colpa grave. L’onere della prova è della banca, non tuo.
In pratica: prima i soldi tornano sul tuo conto, poi semmai si discute. Non il contrario.
La Corte ha anche chiarito che le procedure di reclamo e di risoluzione delle controversie non possono diventare un “filtro” da superare prima di ottenere il rimborso.
E in Italia? Cosa cambia per te
La direttiva PSD2 in Italia è applicata dal D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 11, che già prevede l’obbligo di rimborso immediato delle operazioni non autorizzate (art. 11) e pone a carico della banca la prova dell’autenticazione e della eventuale colpa grave del cliente (artt. 10 e 12).
Nella pratica, però, capita spesso che la banca blocchi tutto in partenza contestando la “colpa grave” e lasciando il cliente senza soldi per mesi. La sentenza C-70/25 dice a chiare lettere che questo comportamento non è consentito: i giudici italiani e l’Arbitro Bancario Finanziario dovranno tenerne conto.
Quando la banca può davvero dire di no
Per correttezza, è bene sapere che il rimborso immediato non è automatico in ogni caso:
- Sospetto di frode del cliente. La banca può non rimborsare subito solo se ha fondati motivi di ritenere che sia stato il cliente stesso a commettere la frode, e deve comunicarlo per iscritto all’autorità competente (in Italia, la Banca d’Italia). Il semplice sospetto di “disattenzione” non basta.
- Operazione autorizzata da te. Se sei stato raggirato ma il bonifico l’hai disposto tu personalmente (ad esempio su indicazione di un finto operatore al telefono), la questione è diversa e va valutata caso per caso, perché l’operazione potrebbe non essere considerata “non autorizzata”.
- Colpa grave dimostrata. Se, nella seconda fase, la banca riesce a provare la tua colpa grave, potrà chiederti indietro la somma. Ma deve provarlo, e non sempre ci riesce.
Cosa fare subito se sei stato truffato
- Blocca carte e accessi chiamando immediatamente il numero di emergenza della banca.
- Segnala per iscritto l’operazione come non autorizzata, il prima possibile (la legge fissa comunque un termine massimo di 13 mesi dall’addebito).
- Sporgi denuncia alla Polizia Postale o ai Carabinieri e conserva copia.
- Conserva tutto: SMS, email, link ricevuti, screenshot, chat con il finto acquirente o il finto operatore.
- Chiedi espressamente il rimborso immediato, richiamando la sentenza della Corte di giustizia UE C-70/25.
- Se la banca rifiuta o temporeggia, rivolgiti a un avvocato: si può procedere con reclamo formale, ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario o azione giudiziale.
Domande frequenti
La banca può dirmi “ha dato lei i codici, quindi non rimborsiamo”? Non come motivo per negare il rimborso immediato. Deve prima riaccreditare la somma e solo dopo, se riesce a provare la tua colpa grave, può chiederla indietro.
Entro quanto tempo devo ricevere i soldi? In linea di principio subito, e comunque entro la fine della giornata lavorativa successiva alla segnalazione.
Chi deve dimostrare che sono stato negligente? La banca. L’onere della prova è a carico del prestatore dei servizi di pagamento.
Vale anche per le truffe tramite SMS, email o telefonate? Sì, se l’operazione risulta non autorizzata dal cliente. I casi in cui il bonifico è stato disposto direttamente dalla vittima richiedono invece una valutazione specifica.
Hai subito una frode sul conto?
Ogni caso ha le sue particolarità e i primi giorni sono decisivi. Lo Studio Legale De Stefano & Iacobacci Avvocati di Avellino (via Santissima Trinità n. 36) assiste i clienti vittime di frodi informatiche e phishing nei rapporti con banche e intermediari, dal reclamo all’Arbitro Bancario Finanziario fino al giudizio.
Contattaci per una valutazione del tuo caso.
Avv. Fabiola De Stefano