La domanda di rettifica del sesso e del nome può trovare accoglimento anche in assenza di intervento chirurgico

L’Avvocato Fabiola De Stefano è riuscita per l’ennesima volta a fare ottenere ad una persona sua assistita il provvedimento giudiziario – emesso dal Tribunale di Avellino – che consente il mutamento del sesso e del nome anche in assenza di intervento chirurgico.

Infatti, il TRIBUNALE ORDINARIO DI AVELLINO, PRIMA SEZIONE CIVILE (Presidente Sossio Pellecchia Relatrice Maria Iandiorio), a seguito della camera di consiglio tenutasi in data 15.6.2022, ha ritenuto che la domanda incardinata dall’avv. Fabiola De Stefano per la sua cliente potesse essere accolta, ed in particolare che la domanda di rettifica potesse trovare accoglimento anche in assenza di un già completato intervento chirurgico di adeguamento dei caratteri sessuali primari, stante l’accertata sussistenza del disturbo di identità di genere accompagnato da intervenute modifiche dei caratteri sessuali del richiedente, anche solo di tipo secondario.

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La giurisprudenza italiana e sovranazionale favorisce ed agevola il mutamento del sesso anagrafico

La giurisprudenza, italiana e sovranazionale, favorisce ed agevola il mutamento del sesso anagrafico

di De Stefano & Iacobacci Avvocati

La Legge 164/82 prevede che il Tribunale disponga la rettificazione dell’attribuzione del sesso ed ordini all’ufficiale di stato civile del comune dove fu compilato l’atto di nascita di effettuare la rettificazione del relativo registro.

All’art. 3 della Legge 164/82 è previsto che il Tribunale autorizzi il trattamento chirurgico solo “quando risulti necessario” essendo lo spirito della legge quello di favorire la qualità della vita e il benessere psicofisico delle persone transessuali, garantendo loro il pieno diritto alla identità sessuale.

Dal combinato disposto dell’art. 3 della succitata legge e della Giurisprudenza Costituzionale e di merito risulta che di volta in volta va valutata la condizione psicofisica dell’interessato e, ove risulti necessario, il suo adeguamento chirurgico.

La stessa Corte Costituzionale nella sentenza n. 161 del 1985 ha affermato una nozione di identità sessuale che tiene conto non soltanto dei caratteri esterni, ma altresì di elementi di carattere psicologico e sociale dal quale deriva una “concezione del sesso come dato complesso della personalità, determinato da un insieme di fattori, dei quali deve essere agevolato o ricercato l’equilibrio, privilegiando il o i fattori dominanti”.

Dunque emerge la necessità di tenere in massimo conto l’elemento psicosessuale, in relazione al quale il Giudice è chiamato, nel caso concreto, a verificare lo stato delle avvenute modificazioni dei caratteri sessuali e, in rapporto a ciò, la necessità o la possibilità eventuale di realizzare l’intervento medico- chirurgico totale.

La rettificazione degli atti di stato civile può quindi essere autorizzata nei casi in cui il soggetto transessuale abbia raggiunto quello stato di benessere in relazione alla affermazione della propria identità sessuale cui fa appunto riferimento la Consulta.

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Nessuna preclusione temporale al mutamento del sesso

Nessuna preclusione temporale al mutamento del sesso.

Il principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30125 del 2017, ad avviso della quale la previsione temporale contenuta nella L. n. 164 del 1982, art. 6, comma 1, non determina alcuna limitazione alla proposizione della domanda giudiziale di rettificazione dell’attribuzione di sesso da parte del soggetto che si sia sottoposto ad intervento medico chirurgico di adeguamento del sesso prima dell’entrata in vigore di tale legge.

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