Riforma Orlando: la motivazione della sentenza

La Riforma Orlando a proposito della  la motivazione della sentenza ha sancito che essa debba esporre – in fatto ed in diritto – in particolare spiegando quali prove ritenga valide e perché nonché in relazione all’accertamento dei fatti, della punibilità, della responsabilità civile e dei fatti da cui dipendono le norme processuali.

Riforma Orlando: il giudizio abbreviato

La Riforma Orlando è intervenuta sul giudizio abbreviato in più punti:

1.- in caso di deposito di indagini difensive il PM ha diritto ad un termine per indagini suppletive;

2.- è possibile fare delle richieste di riti alternativi subordinati al non accoglimento della richiesta di abbreviato condizionato;

3.- per le contravvenzioni lo sconto di pena diviene di 1/2;

4.- l’abbreviato da conversione di altri riti (Immediato, Direttissimo e DPC) mutua più o meno le stesse modifiche.

Riforma Orlando: la durata delle indagini preliminari e le decisioni del PM

La Riforma Orlando è intervenuta sulla durata delle indagini preliminari e le decisioni del PM, sancendo che entro tre mesi dalla scadenza di esse o del 415bis il Pubblico Ministero deve prendere le determinazioni inerenti l’azione penale, salvo poter chiedere una proroga di tre mesi alla procura generale (quindici mesi per criminalità e terrorismo).

Il mancato rispetto dei termini determina dovere di avocazione da parte del PG.

Riforma Orlando: l’imputato incapace irreversibile

La Riforma Orlando ha disciplinato la situazione processuale dell’imputato incapace irreversibile nel senso di – revocata la eventuale sospensione del processo – pronunciarsi sentenza di n.l.p. o n.d.p., salvo misura di sicurezza.

Ovviamente, laddove l’incapacità venisse meno o fosse stata dichiarata per errore è prevista apposita riproponibilità dell’azione penale.

Riforma Orlando: gli aumenti di pena ed il bilanciamento delle circostanze

La Riforma Orlando ha previsto degli aumenti di pena per taluni reati ed una diversa bilanciamento delle circostanze in taluni casi.

In particolare,

è stato aumentata la pena per il reato di scambio elettorale politico-mafioso, ora la pena è da sei a dodici anni;

il furto in abitazione, e quindi quello con strappo, hanno ora una pena da tre a sei anni, che diviene da quattro a dieci in caso di più aggravanti; e le circostanze attenuanti (eccetto 98 e 625bis) non possono equivalere o prevalere sulle aggravanti; le aggravanti portano ad una pena da due a sei anni;

la rapina ha una reclusione da quattro a dieci anni, che diviene da cinque a venti quando aggravata e da sei a venti anni quando pluriaggravata;

l’estorsione aggravata diviene punita da sette a venti anni.

Riforma Orlando: il risarcimento del danno estingue il reato

La Riforma Orlando ha previsto casi in cui il risarcimento del danno estingue il reato.

Infatti, nei reati procedibili a querela – prima dell’apertura del dibattimento – l’imputato può risarcire il danno, anche mera offerta reale, con ciò determinando – nel caso in cui il giudice ne ravvisi la congruità – l’estinzione del reato.

Laddove non abbia fatto in tempo, e voglia provvedere, può chiedere al giudice un termine (non oltre sei mesi) per procedere, anche a rate.

Riforma Orlando: l’allungamento dei termini di prescrizione

La Riforma Orlando ha previsto l’allungamento dei termini di prescrizione quantomeno in un quadruplice senso:

1.- taluni gravi reati commessi nei confronti di minori hanno come termine iniziale di decorrenza della prescrizione il compimento della maggiore età della vittima (salvo il processo sia già stato avviato in precedenza);

2.- la sospensione della prescrizione – oltre a vari altri casi – resta sospesa tra primo e secondo grado nonché tra secondo grado e cassazione, per un massimo di un anno e mezzo, in tutti i casi in cui ad essere impugnata sia una sentenza di condanna. Ovviamente la sopravvenuta assoluzione o l’annullamento della sentenza determinano il ricalcolo del termine ivi compreso quello sospeso;

3.- l’interruzione della sospensione si ha – oltre agli altri casi – anche quando vi sia stato interrogatorio della PG su delega del PM;

4.- l’interruzione della prescrizione vale per tutti i correi, la sospensione invece per i soli imputati per cui si procede.

La geografia degli interventi della riforma Orlando

Dal giorno 3 agosto 2017 sono operative le interpolazioni – c.d. riforma Orlando – al codice penale e di procedura penale.

Volendo tentare – con enorme sforzo – di fare una sintesi dei “luoghi” di intervento, abbiamo la seguente situazione “geografica”.

Nel penale sostanziale:

1.- sono stati modificati i termini di prescrizione dei reati;

2.- è nata una causa di estinzione del reato a seguito del risarcimento danni/riparazione;

3.- sono aumentate le pene per alcuni reati: scambio elettorale politico-mafioso; furto in abitazione e furto con strappo; rapina anche aggravata; estorsione aggravata;

4.- è modificata la disciplina del bilanciamento di determinate circostanze aggravanti (del furto e della rapina).

Nel penale processuale:

1.- una nuova disciplina per gli imputati incapaci irreversibili;

2.- assenso del difensore d’ufficio all’elezione di domicilio presso di sé;

3.- modifica del differimento del colloquio del difensore con l’imputato in custodia cautelare, ristretta solo a particolari gravi reati;

4.- ulteriori diritti informativi per la p.o., circa lo stato del procedimento con relativa informazione in merito;

5.- allungamento dei termini per l’opposizione all’archiviazione, ora venti giorni o trenta per delitti con violenza sulle persone, e furto in abitazione e con strappo;

6.- diversa scansione dei tempi delle indagini preliminari, ed interventi in particolare su: incidente probatorio; durata della fase investigativa; avocazione obbligatoria; archiviazione; vizi del provvedimento archiviativo e relativa impugnazione;

7.- appellabilità della sentenza di non luogo a procedere;

8.- rilevantissime modifiche al giudizio abbreviato; all’applicazione della pena su richiesta delle parti ed al decreto penale di condanna;

9.- struttura normativizzata della motivazione;

10.- disciplina generale delle impugnazioni; dell’appello; reintroduzione del concordato anche con rinuncia ai motivi di appello;

11.- eliminazione della facoltà/diritto per l’imputato di proporre personalmente il ricorso in cassazione e modifiche al procedimento in cassazione stesso;

12.- rescissione del giudicato e competenza che passa alla Corte d’Appello;

13.- modifiche delle disposizioni di attuazione tra le quali l’ordinariarizzazione della partecipazione al dibattimento a distanza in molti casi.

IL DIBATTIMENTO NEL PROCESSO PENALE MINORILE

IL DIBATTIMENTO NEL PROCESSO PENALE MINORILE

a cura di Danilo Iacobacci

1.- L’udienza dibattimentale minorile.

Le definizioni “alternative” al dibattimento nel processo penale minorile manifestano una palese vantaggiosità; al punto che possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che la fase dibattimentale (o, se si preferisce, l’udienza dibattimentale) nel processo penale minorile è relegata ad un ruolo di (forse) meritata marginalità.

Peraltro, per struttura e per funzione la fase dibattimentale è forse la fase processuale più simile a quella parallela ed analoga presente nel giudizio che, invece, si svolge innanzi al tribunale ordinario per l’imputato maggiorenne.

A differenza di ciò che accade nel giudizio ordinario, ove percorrere la più completa via processuale può condurre ad indubbi vantaggi, nel giudizio penale minorile può essere, invece, utile “fermarsi” all’udienza preliminare; e ciò, sia per i possibili “salvagente” normativi e sia, più in generale, per la benevolenza con la quale la magistratura minorile approccia le vicende penali dei giovani che si pongono in contrasto con la norma incriminatrice. E ciò, soprattutto quando il fenomeno delittuoso è estemporaneo e/o occasionale.

Ad ogni buon conto, anche per il giudizio penale minorile il c.d. Dibattimento è la fase del processo finalizzata alla formazione delle prove e caratterizzata da una serie di garanzie difensive rette, più in alto, da taluni principi cardine del sistema penale; per il giudizio minorile questi sono senz’altro: l’oralità, l’immediatezza e concentrazione, ed il noto principio del contraddittorio.

Chiaramente non può parlarsi di dibattimento senza passare per la nozione di istruttoria dibattimentale, ovverosia la fase nella quale v’è l’ammissione delle prove e la loro assunzione e, più in generale, la raccolta di tutti gli elementi di prova (recte: di tutte le prove) necessari a consentire al giudicante di pervenire ad un giudizio sulla penale responsabilità dell’imputato per il fatto-reato contestatogli. In breve, la prova, di regola, si forma nel dibattimento attraverso l’istruttoria dibattimentale, e (nel dibattimento) solo in esito ad essa si perviene alla decisione e solo sulla base delle prove ivi assunte (eccetto le note deroghe legalmente tipizzate, come ad esempio l’incidente probatorio).

2.- Le diversità nella disciplina dell’udienza dibattimentale minorile.

Il dibattimento nel processo minorile, come fase processuale, non dista affatto (quanto alle regole) da quello che si svolge nel rito dei maggiorenni. La disciplina dello stesso è trattata da un unico articolo del D.P.R. Del 22/9/1988, n. 448: e cioè dall’art. 33.

Vi sono, in realtà, ben poche regole/accorgimenti, di carattere speciale, volti alla tutela dell’imputato minorenne.

Una prima diversità risiede nella circostanza che l’udienza dibattimentale innanzi al tribunale per i minorenni si tiene a porte chiuse; ciò al fine di tutelare l’immagine dell’imputato che potrebbe essere irrimediabilmente compromessa da una pubblicità negativa derivante dalle vicende processuali in cui è coinvolto.

Tale regola, però, può derogarsi una volta che l’imputato abbia compiuto gli anni sedici; in tal caso infatti, se egli lo chiede, può procedersi in pubblica udienza. Ovviamente ciò avverrà nel solo caso in cui il tribunale, valutato l’interesse del minore, ritenga fondate le ragioni a base della richiesta ed opportuna la pubblica udienza. Mai, tuttavia, potrà aversi una udienza pubblica nei casi in cui vi siano coimputati minori degli anni sedici ovvero nel caso in cui uno dei coimputati non presti analogo consenso/richiesta.

Ciò che rende il processo “a porte chiuse” è la celebrazione innanzi al tribunale per i minorenni, ossia il luogo; da ciò si ricava che la non pubblicità dell’udienza v’è anche nei casi di imputati divenuti nelle more maggiorenni ma che sono processati dal tribunale dei minori poiché commisero il reato allorquando ancora erano minorenni.

Altra particolarità conseguente al rito minorile è l’impossibilità di riprese video o di trasmissione dei dibattimenti, derivandosi ciò dalla regola generale dell’intrasmissibilità dei processi a porte chiuse e quindi dalla impossibilità della previa ripresa video degli stessi.

Più in generale, vige anche il divieto di pubblicazione e divulgazione – con qualsiasi mezzo – di notizie od immagini idonee a consentire l’identificazione del minorenne coinvolto, a qualsiasi titolo, nel procedimento.

Altra particolarità del rito minorile risiede nella circostanza che l’esame dell’imputato viene ivi condotto dal presidente, salva la facoltà dei giudici, del pubblico ministero e delle altre parti di proporre al presidente domande o contestazioni che questi potrà riproporre al minore imputato. Tale accorgimento serve probabilmente ad evitare al minore imputato i possibili “traumi” derivanti da un incalzante esame incrociato ad opera delle parti processuali.

Infine, ultime particolarità del dibattimento minorile sono: a) il potere consentito al presidente del collegio di disporre l’accompagnamento o l’allontanamento del minore; b) la partecipazione al detto dibattimento della persona offesa, dei servizi minorili e dell’esercente la potestà dei genitori; c) la circostanza che nel processo minorile non è mai ammessa la costituzione di parte civile.

Vi sono poi vicende processuali/procedurali che possono aversi anche nel processo ordinario ma che ricorrono più di sovente nel giudizio minorile.

Si pensi, ad esempio, all’audizione di testimoni minorenni, talvolta infraquattordicenni; per i quali, com’è noto, v’è solo l’obbligo di dire la verità e non anche l’ammonimento circa le sanzioni penali conseguenti alla menzogna.

Ricorre sovente la particolare vicenda dell’escussione di minori vittime di crimini sessuali, per i quali v’è la nota assistenza affettiva e psicologica che consente la partecipazione agli atti di familiari e professionisti o altre persone indicate dal minore.

Ricorre, inoltre, spesso anche la c.d. audizione protetta del teste minorenne, che consente di filtrare la sua escussione, oltre che con il menzionato esame da parte del presidente, mediante, ad esempio, schermature in vetro od apparati citofonici.

3.- Le regole del dibattimento minorile: nulla di nuovo.

In generale, e quanto a struttura e funzione, il dibattimento nel giudizio presso il tribunale per i minorenni si svolge con le stesse regole del processo dei maggiorenni.

Essendo analoga alla disciplina “ordinaria”, con le precisazioni fatte sinora, non è necessario approfondire particolarmente la disciplina dibattimentale; sono, invero, sufficienti i richiami alla disciplina procedurale prevista per il processo inerente gli imputati maggiorenni.

Al solo scopo di agevolarne la consultazione ed il richiamo, possiamo, sin da subito, dire che analoga è la disciplina degli atti preliminari al dibattimento, laddove il presidente del tribunale può, con decreto, per giustificati motivi, anticipare l’udienza o differirla non più di una volta comunicandolo alle parti, e laddove sempre le parti e i loro difensori hanno facoltà di prendere visione, nel luogo dove si trovano, delle cose sequestrate, di esaminare in cancelleria gli atti e i documenti raccolti nel fascicolo per il dibattimento e di estrarne copia.

Analoga è la disciplina dei c.d. atti urgenti; rendendoli il tribunale ovviamente partecipati nelle forme di legge note.

Così come identica al processo dei maggiorenni è la disciplina che porta alla citazione di testimoni, periti e consulenti tecnici: le parti che intendono chiedere l’esame di testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle persone indagate e/o imputate per reati connessi o collegati devono, a pena di inammissibilità, depositare in cancelleria, almeno sette giorni prima della data fissata per il dibattimento, la lista con l’indicazione delle circostanze su cui deve vertere l’esame. Il tribunale autorizza i testi seguendo il noto canovaccio: esclude le testimonianze vietate dalla legge e quelle manifestamente sovrabbondanti. Ovviamente ciascuna parte può chiedere la citazione a prova contraria di testimoni, periti e consulenti tecnici non compresi nella propria lista, ovvero presentarli al dibattimento ed analoga la disciplina dell’acquisizione di verbali di prove di altro procedimento.

Anche innanzi al tribunale per i minorenni è ovviamente possibile il proscioglimento prima del dibattimento quando l’azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere proseguita ovvero se il reato è estinto e se per accertarlo non è necessario procedere al dibattimento. In tali casi il giudice, in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero e l’imputato e se questi non si oppongono, pronuncia sentenza inappellabile di non doversi procedere enunciandone la causa nel dispositivo. Riteniamo corretto che la sentenza di non doversi procedere è pronunciata anche quando l’imputato non è punibile ai sensi dell’articolo 131-bis del codice penale, previa audizione in camera di consiglio anche della persona offesa, se compare.

3.1.(segue): – Dibattimento minorile: costituzione delle parti e “questioni” varie.

I poteri di disciplina del dibattimento spettano com’è logico la presidente e così anche la disciplina della durata dello stesso: quando non è possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, il presidente dispone che esso venga proseguito in successive udienze. Così come immediate devono essere le risoluzioni delle questioni incidentali proposte dalle parti.

Identica alla disciplina dei maggiorenni è la verbalizzazione e le formalità del processo verbale d’udienza.

Pure del tutto analoga alla disciplina dei maggiorenni è la c.d. Costituzione delle parti; il controllo su di essa avviene, prima di dare inizio al dibattimento, ad opera del presidente e si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 420-bis, 420-ter, 420-quater e 420-quinquies.

Analogamente a quanto accade nel processo all’imputato maggiorenne, nel giudizio penale minorile possono doversi risolvere c.d. Questioni preliminari. Esse nel giudizio minorile però, date le peculiarità del rito (si pensi ad esempio all’essenza della parte civile), ineriscono più spesso soltanto la competenza per territorio (e talvolta per connessione) e le nullità, nonché, talvolta, questioni concernenti il contenuto del fascicolo per il dibattimento e la riunione o la separazione dei giudizi.

3.2.(segue): – Apertura del dibattimento ed istruzione probatoria.

Anche il processo minorile conosce la dichiarazione di apertura del dibattimento e le richieste di prova come si formulano nel giudizio “ordinario”, così come analogo è il diritto dell’imputato ad inserirsi nel processo, ogniqualvolta lo voglia con dichiarazioni spontanee.

Anche nel dibattimento minorile sussistono, poi, stringenti poteri provvedimentali del giudice in ordine alla prova, con particolare riferimento all’ammissione ed alla assunzione tanto delle prove a carico che di quelle cc.dd. a discarico, nonché delle prove difensive tout court.

L’esame delle parti e quello testimoniale, invece, differiscono dal processo dei maggiorenni, in quanto è appannaggio quasi esclusivo del presidente del collegio. Questi, come detto, esamina direttamente l’imputato, e per i testimoni minorenni soprattutto, procede egli stesso all’esame del testimone ed a filtrare le domande delle parti processuali rivolte al teste; il quale, a sua volta, è protetto particolarmente nei casi di minore età dello stesso e/o in presenza di particolari reati. Ancora maggior cautela nell’escussione vi sarà per la vittima del reato se minore e/o se si procede per reati particolarmente violativi della sfera personale della stessa.

In ogni caso, possono contestarsi precedenti dichiarazioni del teste allorquando difformi da quelle dibattimentali, così come possono acquisirsi dichiarazioni testimoniali per sopravvenuta impossibilità di ripetizione delle stesse.

Riteniamo che analogamente al giudice ordinario, sussistano in capo al giudice minorile poteri probatori; ci sembra inoltre che possa intermante mutuarsi anche la disciplina delle vicende dell’imputazione, ed anzi che ancor più rigorosa debba essere, a tutela dell’imputato minore, la disciplina della partecipazione dello stesso alla modifica dell’imputazione. Nel dubbio tra fatto nuovo e fatto diverso, per consentire una più consapevole difesa, dovranno restituirsi gli atti al pubblico ministero per un nuovo e corretto esercizio dell’azione penale.

4.- La decisione.

Prima di decidere il giudicante dovrà operare la valutazione circa la correlazione tra l’imputazione contestata e la sentenza che va a pronunciare; perché se è vero che nella sentenza il giudice può dare al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell’imputazione, resta fermo il dovere del giudice di disporre con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero se accerta che il fatto è diverso da come descritto nel decreto che dispone il giudizio ovvero nella contestazione effettuata in dibattimento.

Le violazioni delle norme processuali dibattimentali, ed in particolare quelle circa la correlazione accusa/sentenza, sono parimenti (rispetto al giudizio del maggiorenne) presidiate dalla nullità della sentenza per difetto di contestazione.

Anche il dibattimento minorile si conclude, come il giudizio dei maggiorenni, con lo svolgimento della discussione finale delle parti; esaurita la discussione, il presidente dichiara chiuso il dibattimento ed il tribunale – a seguito della camera di consiglio – emana la sentenza conclusiva del primo grado di giudizio.

I requisiti formali della sentenza sono i soliti noti, gli epiloghi processuali (= le statuizioni finali) sono anch’essi analoghi al processo dell’imputato maggiorenne ma non identici.

Invero, i possibili esiti provvedimentali del giudizio dibattimentale minorile sono in via alternativa: la sentenza di assoluzione; la sentenza di condanna; la sentenza di non doversi procedere per irrilevanza del fatto; l’ordinanza di sospensione con la messa alla prova e la eventuale conseguente sentenza di non doversi procedere per esito positivo della messa alla prova; la sentenza di condanna con la sostituzione della pena.